Era una notte buia e tempestosa

si comincia per finire…e si finisce per cominciare

giovedì, agosto 17, 2006

Ricordi dalla Germania (pubblicato il 13-6)


Reduce da una settimana in Germania, a conclusione di un progetto europeo di scambio tra insegnanti, ritorno alla mia bresciana routine, pronto per gli ultimi impegni dell'anno scolastico. Riprendo a partire tardi la mattina, a trovare traffico lungo le strade, ad innervosirmi quando l'auto davanti a me non si decide a partire al semaforo. Come se in Germania non fossi stato in un paese abitato da fate e da poche altre creature ugualmente concrete, per dirla con Daniele Silvestri; un paesino di tremila anime, con case di mattoni rossi e vie deserte, dove i bambini giocano a pallone in strada...e la segnaletica glielo consente: ho visto (e fotografato, per gli scettici) dei cartelli che indicano in quali strade si può giocare e in quali no. Tutto un altro mondo, con quei vasi di fiori lasciati tranquillamente in strada, per abbellire l'esterno delle abitazioni. Da noi non durerebbero mezza giornata, prima di finire bruciati e di essere rubati, così come si rubano anche i fiori al cimitero. E poi ci sarebbe molto da dire sui treni quasi sempre in orario (quasi: sfatiamo il mito teutonico dell'estrema precisione, ma anche quello della freddezza delle persone, che sanno essere estremamente accoglienti e calorose), sul verde pubblico pulito ed ordinato, sull'infinità di piste ciclabili (senza auto parcheggiate sopra, come succede in quel di Brescia...). Peccato solo che cuociano la pizza in padella e non nel forno e che il caffè sia decisamente troppo allungato. come si dice: nobody's perfect.

Guardare sempre a sinistra (pubblicato l'11-7)


Quarta....terza...seconda....allora, da sinistra non arriva nessuno....ok, posso partire. Aspetta, quella macchina così veloce non l'avevo vista....mi fermo...prima...parto...seconda...terza...quarta...ops, un'altra rotonda...terza...seconda...e via dicendo. Credo sia capitato a molti di vivere una situazione simile, soprattuto ora che le amministrazioni comunali stanno eliminando i semafori per sostituirli con le rotatorie, quelle che chiamiamo “rotonde”. Fin qui niente di male, visto che poche cose sono snervanti come l'andatura a singhiozzo che i semafori impongono. Ma troppo spesso le rotonde, nate per snellire il traffico, diventano un modo per appesantirlo ulteriormente. Tutto un campionario di monumenti per riempire il vuoto in mezzo alla rotatoria (che faccia così paura?), arrivando a metterci monumenti, selve dantesche e, perfino, un trattore. E poi quei dossi, ripidi come il Pordoi, che costringono a rallentare oltremisura, quasi a passo d'uomo. Anzi, in alcuni casi bisogna fermarsi a innestare proprio la prima, per non essere costretti a passare poi dal carrozziere. Nel resto dell'Europa e, soprattuto, al di là della manica (ricordandosi di viaggiare a sinistra) si può scoprire come, senza l'ossessione di colmare ogni spazio vuoto, le rotonde consentano di vedere chi arriva dalla direzione opposta e rendano il traffico più scorrevole. Senza la pretesa di riempirle con opere d'arte di dubbio valore, da tramandare ai posteri. La sicurezza ne trae sicuramente vantaggio. Il buon gusto...pure.

mercoledì, agosto 16, 2006

festa di nozze (pubblicato il 6-6)


Sabato scorso sono andato ad un matrimonio. Fin qui niente di strano, ogni tanto capita a tutti. Prima siamo passati da casa dello sposo, poi in chiesa e, infine, al ristorante. O meglio, al banchetto allestito nel cortile di un grosso cascinale, ma tanto fa. Come al solito invitati elegantissimi, chiesa con moltissimi fiori (forse troppi), cibo a volontà per un banchetto lunghissimo (il festival dei superlativi...). In più c'erano anche un'orchestrina di liscio ad accompagnare la serata e, a mezzanotte, i fuochi d'artificio. Nel complesso, un matrimonio come gli altri, forse un po' più curato in alcuni aspetti. Già, perché ormai esiste una vera e propria ritualità della celebrazione. Un po' come è sempre stato, mi si dirà..solo che per i nostri genitori e i nostri nonni i matrimoni era davvero l'occasione in cui si poteva mangiare, date le ristrettezze economiche dei tempi. Ora spesso il pranzo, per quanto ricco di specialità (sì, perché poi si fa a gara a trovare i piatti più ricercati, al punto che anche la polenta diventa “timballo di farina di mais”), che lo rendono un'interminabile supplizio gastronomico, interminabile perché dopo antipasti a primi, anche il più affamato dei commensali è già sazio, e mangia solo perché deve farlo, magari nella speranza di riuscire ad ubriacarsi un po'. Perché lo prescrive il rito. Non quello della celebrazione religiosa, quanto la ritualità che noi stessi ci siamo dati. E gli sposi? Partiti per il viaggio di nozze. Beh, a loro comunque e sinceri auguri.

sulla carità pelosa (pubblicato il 31-5)


Sarà il periodo di dichiarazioni di redditi e simili, in cui ogni associazione, ogni ente, ogni movimento cerca di conviverci di essere la scelta migliore per il nostro cinque per mille (l'otto per mille fa parte di unì altra partita, che per ora si svolge a un livello differente), sarà perché dopo anni di boicottaggio, come scelta consapevole, all'improvviso il bar dell'oratorio del mio paese ha deciso di dotarsi di gelati prodotti da una nota multinazionale dalla condotta alquanto dubbia, perché sono quelli che lasciano al bar stesso il maggior margine di profitto possibile, sarà solo per questo caldo, che mi rende ancora più stanco del solito, ma mi nasce una piccola riflessione sulla carità in genere. Ho lavorato per due anni per un'associazione missionaria, curandone la rivista, e ho potuto verificare che i soldi delle (numerose) offerte andavano effettivamente a finanziare i progetti, non servivano a gonfiare inutili strutture come accade con alcune organizzazione governative. So che ci sono un sacco di volontari che operano al di fuori dei propri sineresi, con l'unico scopo di fare del bene agli altri (sia che credano in Dio, sia che non credano). È un discorso diverso: ci sono quelli che fanno “la carità” per sentirsi a posto con la coscienza, perché, in un certo senso, credono di dare “il dovuto”, senza impegnarsi oltre, come se bastasse un'offerta (anche di cifre piuttosto importanti) per fare la buona azione quotidiana. O quella mensile. O quella annuale.

il nulla nulleggia

...è successo di tutto, o forse anche il contrario di tutto...fatto sta che per mesi e mesi non ho pubblicato nulla (qui, almeno, visto che la rubrica "aria di festa" è diventata presenza fissa sulla stampa locale). Allora che faccio? vado "alla ricerca del tempo perduto", o almeno cerco di recuperarlo postando alcuni (non tutti, facciamo quelli meno noiosi) dei pezzi pubblicati.