Era una notte buia e tempestosa

si comincia per finire…e si finisce per cominciare

mercoledì, settembre 20, 2006

Quelli che devono sperare nelle cavallette(pubblicato il 20-9)

Sono sei anni che sono nel mondo della scuola. Non molti in assoluto, ma abbastanza per farsi un'idea di come funzionino alcune cose. Una di queste sono gli insegnanti. Dunque, come funziona questa “cosa” degli insegnanti? Ci sono quelli che ormai, per concorsi, graduatorie, anzianità di servizio (e altre variabili, a seconda delle regole vigenti al tempo) hanno un posto di lavoro a tempo determinato. A loro tocca scegliere soltanto se vogliono lavorare nella scuola in cui sono attualmente o se vogliono andare in un'altra. Sperando che in quell'altra scuola ci siano dei posti liberi, e poi ci sono quelli che questo contratto a tempo indeterminato non ce l'hanno (per la mancanza dei motivi di cui sopra), e che quindi devono sperare di essere chiamati da qualcuno a lavorare. Sono quelli che una volta si chiamavano “supplenti”, i più fortunati ottengono un incarico annuale, venendo pagati dal primo settembre al 31 agosto. Altri, poco più sfortunati, spuntano un contratto fino al 30 giugno. Altri ancora, per lavorare qualche mese, o alcune settimane, o pochi giorni, devono sperare in una gravidanza, qualche infortunio, malattie, carestie, epidemie, inondazioni...le cavallette O accettare di andare in quei posti in cui non vuole andare nessuno. Dove intanto gli altri insegnanti, quelli che hanno il posto a tempo indeterminato,
fanno salti mortali per coprire i buchi d'orario.
Perché, in attesa dei supplenti, la scuola inizia, senza abbastanza insegnanti. Come tutti gli anni.

martedì, settembre 12, 2006

ancoraundicisettembre


Anche se è il 12, torno ancora sulla questione 11 settembre. Più che altro perché ci sono stati altri 11 settembre nella nostra storia. Ricordavo quello del '73, con l'attacco al palazzo presidenziale in Cile, l'uccisione di Allende e l'instaurazione del regime di Pinochet. C'erano gli Usa dietro. Ma l'11 è anche la data di una storica battaglia combattuta da William Wallace e dagli Scozzesi contro gli Inglesi (perla gioia do un mio amico leghista...). È anche la data della sconfitta dei turchi che marciavano sull'Europa (e qualcun altro direbbe che adesso ci stanno riuscendo). Ma è., per tutti, ancora occasione di ricordo. Non solo per non dimenticare, ma anche per imparare.


Alcuni 11 settembre (da Wikipedia):


lunedì, settembre 11, 2006

undicisettembre


Non sono un gran blogger. Nel senso che non posto ogni giorno, ma solo ogni tanto. E così mi scappano alcune occasioni, come il “blog day” (che era il 31 agosto, solo perché, scrivendo anche il mese in cifre diventa 3lo8, che con fantasia può essere letto come “Blog”). Oggi però è l'11 settembre. Non voglio spalare quintalate di retorica, come buona parte della rete ha fatto oggi. Né voglio sposare le tesi complottttiste che tanto vanno di moda (anche se qualche dubbio, credo legittimo, ce l'ho), né difendere a spada tratta l'agire degli USA. Non voglio parlare di torto o ragione, non voglio parlare di “guerra santa” (anche perché un po' di Islam l'ho studiato, ed è tutta un'altra cosa), né di guerra per il petrolio. Mi risuona solo una voce forte nella testa che rimbalza con violenza contro le pareti della mia mente: “mai più”. E so che non è vero, che non sarà “mai più”, ma purtroppo “ancora”, perché “ormai” siamo entrati in una spirale di violenza da cui non possiamo più uscire. Non credo che il mondo sia più sicuro di 5 anni fa. E non è più felice. È solo terribilmente più fragile, perché l'uomo si è scoperto angosciosamente più fragile. E ha paura. E allora cerca di difendersi. Usando le idee come armi. E le armi come idee. E non ci pensa due volte. E spara. Prima avevamo paura delle armi, adesso abbiamo fatto della paura un'arma. A cui non possiamo sfuggire.

5 anni fa è iniziato tutto, e non sappiamo ancora bene come sia successo. Solo, non se ne vede la fine.

“Ai vivi si deve rispetto, ai morti solo la verità” (Voltaire).in assenza della verità, se mai la conosceremo, rispetto per i morti di New York, quelli di Kabul, quelli di Madrid, quelli di Baghdad, quelli di Londra...e poi ancora Tiro, Hanoi, Sebrenica, Bopal e tutte le altre vittime della ferocia e della stupidità umana....

100 anni fa, un altro 11 settembre. In Sudafrica, un giovane avvocato indiano, Mohandas Karamchand Gandhi, teneva la sua prima manifestazione pubblica non violenta. Nasceva così il Satyagraha ("fermezza nella verità"), il movimento pacifico di disobbedienza civile proposto da quello che sarebbe poi stato chiamato Mahatma ("la Grande anima"). Grazie agli amici de “Il dito e la luna” che me l'hanno ricordato. Se ce ne fossimo ricordati prima (beninteso, molto prima di 5 anni fa)...

provate

Voglia d'Africa (pubblicato il 9-8)

Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, grandi occhi e una gran voglia di sorridere e guardare al mondo. Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, e sta ancora pensando confusamente a cosa farà da grande. Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, e adesso è in Africa, in Burundi. È già qualche anno che gruppi di giovani della mia e di altre parrocchie ( ma accade anche in molte altre) decidono di dedicare le proprie vacanze a fare qualcosa di diverso, a portare piccoli gesti di speranza a chi ne ha più bisogno, siano essi in Argentina, in Brasile, nella Repubblica Democratica del Congo o in Burundi. È u modo diverso di vivere l'estate e , forse, di cercare di capire quali sono le cose importanti, per qualcuno può essere un po' “estremo”, per altri inutile, visto che tanto non si cambia la condizione di chi vive in quei Paesi, ma ci si mette a posto solo la coscienza. Io trovo comunque che ci voglia coraggio, decisamente coraggio, per confrontarsi con realtà così diverse e così dure. Conosciamo attraverso immagini, filmati, testimonianza quanto siano dure la miseria, la guerra, la disperazione. Ma incontrarle deve essere un'altra cosa. Non so se ne sarei capace. Non so quanto profondamente ne sarei scosso e se, una volta tornato, riuscirei ancora a essere quello di prima. O magari migliorato. O forse solo intollerante verso questo nostro modo di vivere. Quello che so è che ci vuole coraggio, e forse anche incoscienza, per un'esperienza del genere. Almeno per provarla. E allora, a Cecilia e agli altri, auguro “lacio drom” (buon cammino).