festa di nozze (pubblicato il 6-6)

Sabato scorso sono andato ad un matrimonio. Fin qui niente di strano, ogni tanto capita a tutti. Prima siamo passati da casa dello sposo, poi in chiesa e, infine, al ristorante. O meglio, al banchetto allestito nel cortile di un grosso cascinale, ma tanto fa. Come al solito invitati elegantissimi, chiesa con moltissimi fiori (forse troppi), cibo a volontà per un banchetto lunghissimo (il festival dei superlativi...). In più c'erano anche un'orchestrina di liscio ad accompagnare la serata e, a mezzanotte, i fuochi d'artificio. Nel complesso, un matrimonio come gli altri, forse un po' più curato in alcuni aspetti. Già, perché ormai esiste una vera e propria ritualità della celebrazione. Un po' come è sempre stato, mi si dirà..solo che per i nostri genitori e i nostri nonni i matrimoni era davvero l'occasione in cui si poteva mangiare, date le ristrettezze economiche dei tempi. Ora spesso il pranzo, per quanto ricco di specialità (sì, perché poi si fa a gara a trovare i piatti più ricercati, al punto che anche la polenta diventa “timballo di farina di mais”), che lo rendono un'interminabile supplizio gastronomico, interminabile perché dopo antipasti a primi, anche il più affamato dei commensali è già sazio, e mangia solo perché deve farlo, magari nella speranza di riuscire ad ubriacarsi un po'. Perché lo prescrive il rito. Non quello della celebrazione religiosa, quanto la ritualità che noi stessi ci siamo dati. E gli sposi? Partiti per il viaggio di nozze. Beh, a loro comunque e sinceri auguri.


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