Ricordi dalla Germania (pubblicato il 13-6)

Reduce da una settimana in Germania, a conclusione di un progetto europeo di scambio tra insegnanti, ritorno alla mia bresciana routine, pronto per gli ultimi impegni dell'anno scolastico. Riprendo a partire tardi la mattina, a trovare traffico lungo le strade, ad innervosirmi quando l'auto davanti a me non si decide a partire al semaforo. Come se in Germania non fossi stato in un paese abitato da fate e da poche altre creature ugualmente concrete, per dirla con Daniele Silvestri; un paesino di tremila anime, con case di mattoni rossi e vie deserte, dove i bambini giocano a pallone in strada...e la segnaletica glielo consente: ho visto (e fotografato, per gli scettici) dei cartelli che indicano in quali strade si può giocare e in quali no. Tutto un altro mondo, con quei vasi di fiori lasciati tranquillamente in strada, per abbellire l'esterno delle abitazioni. Da noi non durerebbero mezza giornata, prima di finire bruciati e di essere rubati, così come si rubano anche i fiori al cimitero. E poi ci sarebbe molto da dire sui treni quasi sempre in orario (quasi: sfatiamo il mito teutonico dell'estrema precisione, ma anche quello della freddezza delle persone, che sanno essere estremamente accoglienti e calorose), sul verde pubblico pulito ed ordinato, sull'infinità di piste ciclabili (senza auto parcheggiate sopra, come succede in quel di Brescia...). Peccato solo che cuociano la pizza in padella e non nel forno e che il caffè sia decisamente troppo allungato. come si dice: nobody's perfect.


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