La tana della strega
C'è sempre di mezzo un paio di occhi azzurri. Magari stavolta anche più d'uno, da quelli di Fafa a quelli di Ceci. Ma comunque c'è anche quell'altro paio ( un po' demoni e meraviglie, venti e maree, due piccole onde per annegarmi), accompagnato da sorriso e lunghi capelli.in un luogo diverso. sempre giovane. sempre creativo. stavolta non c'erano saggi a indicare la luna e stolti a guardare il dito. No. Stavolta c'era una strega russa (Baba Jaga), a rappresentare la creatività. e tante altre streghe, giovani, belle interessanti, a suonare a piedi nudi, a parlare di Africa o a raccontare storie, a danzare per strada o a fermare i passanti. Accompagnate da uomini che suonano (diamine, ancora di più, che si divertono maledettamente suonando, come fosse un gioco...play/spielen/jouer). Persone conosciute, reincontrate, sfiorate, per caso o destino. Tracce intessute, seguite, confuse o riconosciute. E parlare, di sogni, di emozioni, di tutto, semplicemente. Semplicemente.
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