Era una notte buia e tempestosa

si comincia per finire…e si finisce per cominciare

sabato, agosto 04, 2007

E adesso facciamo sul serio

aperto il nuovo sito paolofesta.net

martedì, ottobre 10, 2006

ancora sulle streghe

..perché alla fine questa cosa mi ha colpito non poco. Voglio dire, questa cosa delle streghe. o meglio, questa cosa dell'associazione Baba Jaga. E tutto questo mentre il mio comune, che se ne infischia (non so se francamente o meno) dei giovani e della loro creatività, organizzava un pullman gratuito (quindi pagato dalla comunità) per andare a fare il tifo a una squadra clarense che partecipava, in quel di Legnano, a la bustarella, su antenna 3.


questa la lettera che ho scritto all'associazione..mi sentivo di farlo

C'era la luna alta nel cielo, in mezzo ad alcune di quelle nuvole che solo la notte sa immaginare. Una notte da streghe. e una notte per far conoscenza con una singolare strega, Baba Jaga, appunto, più una musa della creatività che una presenza inquietante. E, a danzare e gestire in questo singolare sabba notturno, altre streghe, giovani e belle (ma più che belle ragazze, ragazze belle, e non è esattamente la stessa cosa). Streghe che accolgono, sorridono, danzano e cantano e piedi nudi. Accanto  a loro uomini, amici, compagni di viaggio, che cantano, suonano. Soprattutto che si divertono e fanno divertire (proprio perché divertono). Ero lì. Ho rivisto amici, ne ho conosciuti altri. Ho incontrato storie, volti, emozioni. Mi sono sentito bene. Ero lì, per la musica, per la favola, per le persone. Ero lì, impacciato come sono e come non vorrei essere. Sorridendo, perché mi sentivo bene, accolto. A qualcuno ho detto il mio nome. a qualcuno ho parlato del mio lavoro. a qualcuno ho prestato un cavalletto per la videocamera. a tutti devo dire grazie. Per quello che avete fatto. Per quello che fate. In fondo, per quello che siete. Uomini e donne. Streghe e folletti.
Mi sono sentito a casa. Grazie

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domenica, ottobre 08, 2006

La tana della strega

C'è sempre di mezzo un paio di occhi azzurri. Magari stavolta anche più d'uno, da quelli di Fafa a quelli di Ceci. Ma comunque c'è anche quell'altro paio ( un po' demoni e meraviglie, venti e maree, due piccole onde per annegarmi), accompagnato da sorriso e lunghi capelli.in un luogo diverso. sempre giovane. sempre creativo. stavolta non c'erano saggi a indicare la luna e stolti a guardare il dito. No. Stavolta c'era una strega russa (Baba Jaga), a rappresentare la creatività. e tante altre streghe, giovani, belle interessanti, a suonare a piedi nudi, a parlare di Africa o a raccontare storie, a danzare per strada o a fermare i passanti. Accompagnate da uomini che suonano (diamine, ancora di più, che si divertono maledettamente suonando, come fosse un gioco...play/spielen/jouer). Persone conosciute, reincontrate, sfiorate, per caso o destino. Tracce intessute, seguite, confuse o riconosciute. E parlare, di sogni, di emozioni, di tutto, semplicemente. Semplicemente.

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mercoledì, settembre 20, 2006

Quelli che devono sperare nelle cavallette(pubblicato il 20-9)

Sono sei anni che sono nel mondo della scuola. Non molti in assoluto, ma abbastanza per farsi un'idea di come funzionino alcune cose. Una di queste sono gli insegnanti. Dunque, come funziona questa “cosa” degli insegnanti? Ci sono quelli che ormai, per concorsi, graduatorie, anzianità di servizio (e altre variabili, a seconda delle regole vigenti al tempo) hanno un posto di lavoro a tempo determinato. A loro tocca scegliere soltanto se vogliono lavorare nella scuola in cui sono attualmente o se vogliono andare in un'altra. Sperando che in quell'altra scuola ci siano dei posti liberi, e poi ci sono quelli che questo contratto a tempo indeterminato non ce l'hanno (per la mancanza dei motivi di cui sopra), e che quindi devono sperare di essere chiamati da qualcuno a lavorare. Sono quelli che una volta si chiamavano “supplenti”, i più fortunati ottengono un incarico annuale, venendo pagati dal primo settembre al 31 agosto. Altri, poco più sfortunati, spuntano un contratto fino al 30 giugno. Altri ancora, per lavorare qualche mese, o alcune settimane, o pochi giorni, devono sperare in una gravidanza, qualche infortunio, malattie, carestie, epidemie, inondazioni...le cavallette O accettare di andare in quei posti in cui non vuole andare nessuno. Dove intanto gli altri insegnanti, quelli che hanno il posto a tempo indeterminato,
fanno salti mortali per coprire i buchi d'orario.
Perché, in attesa dei supplenti, la scuola inizia, senza abbastanza insegnanti. Come tutti gli anni.

martedì, settembre 12, 2006

ancoraundicisettembre


Anche se è il 12, torno ancora sulla questione 11 settembre. Più che altro perché ci sono stati altri 11 settembre nella nostra storia. Ricordavo quello del '73, con l'attacco al palazzo presidenziale in Cile, l'uccisione di Allende e l'instaurazione del regime di Pinochet. C'erano gli Usa dietro. Ma l'11 è anche la data di una storica battaglia combattuta da William Wallace e dagli Scozzesi contro gli Inglesi (perla gioia do un mio amico leghista...). È anche la data della sconfitta dei turchi che marciavano sull'Europa (e qualcun altro direbbe che adesso ci stanno riuscendo). Ma è., per tutti, ancora occasione di ricordo. Non solo per non dimenticare, ma anche per imparare.


Alcuni 11 settembre (da Wikipedia):


lunedì, settembre 11, 2006

undicisettembre


Non sono un gran blogger. Nel senso che non posto ogni giorno, ma solo ogni tanto. E così mi scappano alcune occasioni, come il “blog day” (che era il 31 agosto, solo perché, scrivendo anche il mese in cifre diventa 3lo8, che con fantasia può essere letto come “Blog”). Oggi però è l'11 settembre. Non voglio spalare quintalate di retorica, come buona parte della rete ha fatto oggi. Né voglio sposare le tesi complottttiste che tanto vanno di moda (anche se qualche dubbio, credo legittimo, ce l'ho), né difendere a spada tratta l'agire degli USA. Non voglio parlare di torto o ragione, non voglio parlare di “guerra santa” (anche perché un po' di Islam l'ho studiato, ed è tutta un'altra cosa), né di guerra per il petrolio. Mi risuona solo una voce forte nella testa che rimbalza con violenza contro le pareti della mia mente: “mai più”. E so che non è vero, che non sarà “mai più”, ma purtroppo “ancora”, perché “ormai” siamo entrati in una spirale di violenza da cui non possiamo più uscire. Non credo che il mondo sia più sicuro di 5 anni fa. E non è più felice. È solo terribilmente più fragile, perché l'uomo si è scoperto angosciosamente più fragile. E ha paura. E allora cerca di difendersi. Usando le idee come armi. E le armi come idee. E non ci pensa due volte. E spara. Prima avevamo paura delle armi, adesso abbiamo fatto della paura un'arma. A cui non possiamo sfuggire.

5 anni fa è iniziato tutto, e non sappiamo ancora bene come sia successo. Solo, non se ne vede la fine.

“Ai vivi si deve rispetto, ai morti solo la verità” (Voltaire).in assenza della verità, se mai la conosceremo, rispetto per i morti di New York, quelli di Kabul, quelli di Madrid, quelli di Baghdad, quelli di Londra...e poi ancora Tiro, Hanoi, Sebrenica, Bopal e tutte le altre vittime della ferocia e della stupidità umana....

100 anni fa, un altro 11 settembre. In Sudafrica, un giovane avvocato indiano, Mohandas Karamchand Gandhi, teneva la sua prima manifestazione pubblica non violenta. Nasceva così il Satyagraha ("fermezza nella verità"), il movimento pacifico di disobbedienza civile proposto da quello che sarebbe poi stato chiamato Mahatma ("la Grande anima"). Grazie agli amici de “Il dito e la luna” che me l'hanno ricordato. Se ce ne fossimo ricordati prima (beninteso, molto prima di 5 anni fa)...

provate

Voglia d'Africa (pubblicato il 9-8)

Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, grandi occhi e una gran voglia di sorridere e guardare al mondo. Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, e sta ancora pensando confusamente a cosa farà da grande. Cecilia ha 18 anni, appena compiuti, e adesso è in Africa, in Burundi. È già qualche anno che gruppi di giovani della mia e di altre parrocchie ( ma accade anche in molte altre) decidono di dedicare le proprie vacanze a fare qualcosa di diverso, a portare piccoli gesti di speranza a chi ne ha più bisogno, siano essi in Argentina, in Brasile, nella Repubblica Democratica del Congo o in Burundi. È u modo diverso di vivere l'estate e , forse, di cercare di capire quali sono le cose importanti, per qualcuno può essere un po' “estremo”, per altri inutile, visto che tanto non si cambia la condizione di chi vive in quei Paesi, ma ci si mette a posto solo la coscienza. Io trovo comunque che ci voglia coraggio, decisamente coraggio, per confrontarsi con realtà così diverse e così dure. Conosciamo attraverso immagini, filmati, testimonianza quanto siano dure la miseria, la guerra, la disperazione. Ma incontrarle deve essere un'altra cosa. Non so se ne sarei capace. Non so quanto profondamente ne sarei scosso e se, una volta tornato, riuscirei ancora a essere quello di prima. O magari migliorato. O forse solo intollerante verso questo nostro modo di vivere. Quello che so è che ci vuole coraggio, e forse anche incoscienza, per un'esperienza del genere. Almeno per provarla. E allora, a Cecilia e agli altri, auguro “lacio drom” (buon cammino).

giovedì, agosto 17, 2006

Ricordi dalla Germania (pubblicato il 13-6)


Reduce da una settimana in Germania, a conclusione di un progetto europeo di scambio tra insegnanti, ritorno alla mia bresciana routine, pronto per gli ultimi impegni dell'anno scolastico. Riprendo a partire tardi la mattina, a trovare traffico lungo le strade, ad innervosirmi quando l'auto davanti a me non si decide a partire al semaforo. Come se in Germania non fossi stato in un paese abitato da fate e da poche altre creature ugualmente concrete, per dirla con Daniele Silvestri; un paesino di tremila anime, con case di mattoni rossi e vie deserte, dove i bambini giocano a pallone in strada...e la segnaletica glielo consente: ho visto (e fotografato, per gli scettici) dei cartelli che indicano in quali strade si può giocare e in quali no. Tutto un altro mondo, con quei vasi di fiori lasciati tranquillamente in strada, per abbellire l'esterno delle abitazioni. Da noi non durerebbero mezza giornata, prima di finire bruciati e di essere rubati, così come si rubano anche i fiori al cimitero. E poi ci sarebbe molto da dire sui treni quasi sempre in orario (quasi: sfatiamo il mito teutonico dell'estrema precisione, ma anche quello della freddezza delle persone, che sanno essere estremamente accoglienti e calorose), sul verde pubblico pulito ed ordinato, sull'infinità di piste ciclabili (senza auto parcheggiate sopra, come succede in quel di Brescia...). Peccato solo che cuociano la pizza in padella e non nel forno e che il caffè sia decisamente troppo allungato. come si dice: nobody's perfect.

Guardare sempre a sinistra (pubblicato l'11-7)


Quarta....terza...seconda....allora, da sinistra non arriva nessuno....ok, posso partire. Aspetta, quella macchina così veloce non l'avevo vista....mi fermo...prima...parto...seconda...terza...quarta...ops, un'altra rotonda...terza...seconda...e via dicendo. Credo sia capitato a molti di vivere una situazione simile, soprattuto ora che le amministrazioni comunali stanno eliminando i semafori per sostituirli con le rotatorie, quelle che chiamiamo “rotonde”. Fin qui niente di male, visto che poche cose sono snervanti come l'andatura a singhiozzo che i semafori impongono. Ma troppo spesso le rotonde, nate per snellire il traffico, diventano un modo per appesantirlo ulteriormente. Tutto un campionario di monumenti per riempire il vuoto in mezzo alla rotatoria (che faccia così paura?), arrivando a metterci monumenti, selve dantesche e, perfino, un trattore. E poi quei dossi, ripidi come il Pordoi, che costringono a rallentare oltremisura, quasi a passo d'uomo. Anzi, in alcuni casi bisogna fermarsi a innestare proprio la prima, per non essere costretti a passare poi dal carrozziere. Nel resto dell'Europa e, soprattuto, al di là della manica (ricordandosi di viaggiare a sinistra) si può scoprire come, senza l'ossessione di colmare ogni spazio vuoto, le rotonde consentano di vedere chi arriva dalla direzione opposta e rendano il traffico più scorrevole. Senza la pretesa di riempirle con opere d'arte di dubbio valore, da tramandare ai posteri. La sicurezza ne trae sicuramente vantaggio. Il buon gusto...pure.